31/8/2026

Il Digital Product Passport (DPP) trasformerà progressivamente il modo in cui prodotti, informazioni e responsabilità attraversano la Supply Chain europea. Non è soltanto un nuovo requisito di compliance: rappresenta un elemento chiave per costruire una filiera nella quale origine, caratteristiche, sostenibilità e ciclo di vita dei prodotti possano diventare sempre più accessibili, interoperabili e verificabili.
Introdotto nel quadro dell’ Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), il Regolamento UE 2024/1781, il Digital Product Passport assegna al prodotto fisico una vera e propria identità digitale, collegando informazioni oggi distribuite tra documenti, sistemi aziendali e diversi soggetti della filiera.
Per le imprese, prepararsi al DPP significa quindi affrontare, oltre a un cambiamento normativo, una trasformazione nella gestione e condivisione dei dati lungo la Supply Chain.
Il Digital Product Passport è uno strumento digitale destinato a raccogliere e rendere disponibili informazioni relative a un prodotto lungo il suo ciclo di vita.
Il DPP deve essere collegato a un identificativo univoco persistente del prodotto attraverso un data carrier presente sul prodotto, sull’imballaggio o sulla documentazione di accompagnamento. I dati devono, inoltre, essere strutturati secondo standard aperti e interoperabili.
Il Digital Product Passport non si esaurisce nell’applicazione di un QR code sul prodotto. Dietro il data carrier deve esistere un’infrastruttura digitale capace di mettere in relazione prodotto fisico, identità digitale e informazioni.
Produttori, importatori, distributori, retailer, operatori logistici, marketplace, riparatori, riciclatori, autorità doganali e consumatori potranno accedere, secondo ruoli e livelli differenti, alle informazioni previste.
È proprio questa condivisione dei dati tra numerosi attori a rendere il Digital Product Passport un tema strategico per la Supply Chain, oltre che per la sostenibilità e la compliance.
Con il DPP, le informazioni di prodotto dovranno essere non soltanto disponibili, ma anche interoperabili, aggiornate, attribuibili e affidabili.
Un prodotto attraversa numerose organizzazioni prima di raggiungere il consumatore finale. Materie prime, componenti, produzione, trasporto internazionale, importazione, distribuzione, vendita, riparazione e riciclo generano informazioni all’interno di sistemi e in momenti differenti.
Il Digital Product Passport crea il presupposto per collegare questi dati all’identità digitale del prodotto. Di conseguenza, la qualità delle informazioni generate da un singolo operatore può influenzare l’affidabilità dell’intera catena informativa.
La compliance non può quindi essere affrontata esclusivamente alla fine del processo: dovrà essere progettata e gestita lungo l’intera filiera.
La diffusione del Digital Product Passport rende ancora più importante la capacità delle aziende di governare correttamente i propri dati.
Informazioni incomplete, non aggiornate o difficilmente interoperabili possono infatti generare inefficienze nei processi che coinvolgono produttori, fornitori, operatori logistici, importatori e altri soggetti della Supply Chain.
Per questo motivo, data quality, interoperabilità e integrazione dei sistemi aziendali diventano elementi fondamentali nella preparazione al DPP.
Un elemento centrale dell’architettura prevista dall’ESPR è il Registro europeo dei Digital Product Passport, nel quale saranno conservati almeno gli identificativi univoci previsti dal Regolamento.
Per i prodotti destinati all’immissione in libera pratica, il registro dovrà inoltre contenere il relativo codice merceologico.
Questo meccanismo assume particolare importanza per la Dogana. Le autorità doganali potranno verificare elettronicamente la corrispondenza tra identificativo, codice merceologico e informazioni presenti nel registro. Si va quindi verso controlli sempre più data-driven, basati sull’identità digitale del prodotto e sulla verifica automatizzata delle informazioni.
Per importatori, esportatori, spedizionieri, operatori doganali e marketplace, la qualità dei dati di prodotto sarà sempre più collegata anche alla fluidità delle operazioni di frontiera.
L’integrazione tra Digital Product Passport, informazioni di prodotto e processi doganali apre la strada a una Supply Chain nella quale la tracciabilità digitale assume un ruolo sempre più rilevante.
Per le aziende che operano nel commercio internazionale diventa quindi strategico considerare fin dall’inizio la relazione tra gestione dei dati di prodotto, compliance e processi doganali, evitando di affrontare questi ambiti come sistemi separati.
Non esiste una singola data di introduzione del Digital Product Passport valida per tutti i prodotti. L’applicazione del DPP sarà progressiva e dipenderà dalle disposizioni previste per le diverse categorie merceologiche.
Il primo passaporto digitale obbligatorio sarà però quello delle batterie: dal 18 febbraio 2027, ai sensi del Regolamento UE 2023/1542, le batterie industriali e per veicoli elettrici immesse sul mercato europeo dovranno essere accompagnate dal proprio Battery Passport. È il banco di prova che anticipa il modello che l’ESPR estenderà alle altre categorie.
L’attuale Working Plan europeo 2025-2030 individua tra le priorità:

Le tempistiche devono quindi essere considerate nel contesto dell’adozione delle relative disposizioni applicabili alle singole categorie.
Per le imprese, però, il messaggio è già chiaro: aspettare l’ultimo momento significa rischiare di affrontare come un semplice progetto di compliance quella che è, in realtà, una trasformazione dell’architettura informativa aziendale e della gestione dei dati di Supply Chain.
Con il DPP emerge una domanda fondamentale: possiamo fidarci del dato?
In una Supply Chain digitale, disponibilità e fiducia non sono la stessa cosa. Un’informazione può essere disponibile senza che sia immediatamente possibile verificarne provenienza, integrità, validità o responsabilità.
È qui che il Digital Product Passport incontra il tema della digital trust.
Se un attributo digitale influenza una decisione commerciale, un controllo doganale, una verifica di conformità o un processo di riciclo, essere in grado di dimostrare origine e integrità dell’informazione assume un importante valore operativo.
La Supply Chain del futuro dovrà quindi essere capace non soltanto di condividere dati, ma anche di creare e gestire evidenze digitali verificabili.
Associare un’identità digitale a prodotti, informazioni e soggetti coinvolti nella filiera permette di costruire un ecosistema nel quale i dati possono essere condivisi in maniera più strutturata.
In questa prospettiva, identità digitale, interoperabilità e tracciabilità delle informazioni diventano componenti della Trusted Supply Chain: una filiera digitale nella quale non è sufficiente conoscere un dato, ma diventa sempre più importante poterne verificare provenienza e integrità.
Questa trasformazione si inserisce nel più ampio quadro europeo dell’identità digitale e dei Trust Services.
Il quadro eIDAS, aggiornato dal RegolamentoUE 2024/1183 (eIDAS 2), comprende servizi fiduciari come firme elettroniche, sigilli elettronici, marche temporali, recapito elettronico certificato, attestazioni elettroniche di attributi, archiviazione elettronica ed electronic ledger.
Sono strumenti che rispondono a una questione centrale per la Supply Chain digitale: come creare fiducia verificabile tra organizzazioni che scambiano dati senza necessariamente utilizzare gli stessi sistemi?
In questa prospettiva, il percorso verso il mondo dei Qualified Trust Service Provider (QTSP) assume una rilevanza strategica. Non si tratta di aggiungere una semplice certificazione, ma di costruire infrastrutture capaci di sostenere una Supply Chain nella quale la fiducia sia digitale, interoperabile e dimostrabile.
Il Digital Product Passport non è un semplice progetto IT. Prepararsi significa innanzitutto comprendere dove risiedono i dati necessari e come vengono gestiti.
ERP, WMS, TMS, PIM, PLM, sistemi dei fornitori, documentazione tecnica e piattaforme esterne possono contenere parti differenti della storia e dell’identità digitale del prodotto.
Le aziende dovrebbero iniziare a:
1. individuare le categorie di prodotto interessate dal Digital Product Passport;
2. mappare i dati disponibili e quelli mancanti;
3. definire ownership e responsabilità delle informazioni;
4. identificare i sistemi aziendali nei quali i dati sono conservati;
5. verificare l’interoperabilità tra sistemi e piattaforme;
6. collegare prodotto fisico, identificativo univoco e identità digitale.
Chi opera nel commercio internazionale dovrebbe inoltre integrare fin dall’inizio il progetto Digital Product Passport con i processi doganali e logistici.
La vera sfida non sarà raccogliere informazioni, ma renderle accessibili, interoperabili, affidabili e verificabili lungo l’intera Supply Chain.
Il DPP richiede di mettere in relazione informazioni provenienti da sistemi, reparti e soggetti differenti. Prepararsi in anticipo permette quindi di analizzare non soltanto gli aspetti di compliance, ma anche l’architettura dei dati e l’integrazione dei processi di Supply Chain.
Le imprese possono partire dalla mappatura delle informazioni già disponibili, identificare eventuali gap e valutare come ERP, WMS, TMS, PIM, PLM e altre piattaforme possano dialogare all’interno di un ecosistema digitale più interoperabile.
Il Digital Product Passport può così diventare un’occasione per ripensare la gestione delle informazioni di prodotto lungo l’intero ciclo di vita, preparando l’organizzazione a un modello di filiera sempre più digitale e data-driven.
Per Digitalhub, parte della famiglia Leviahub, il Digital Product Passport rappresenta un tassello di una trasformazione più ampia, nella quale Supply Chain, identità digitale, compliance, interoperabilità e digital trust stanno convergendo.
È il terreno su cui lavoriamo ogni giorno: digitalizzazione dei processi documentali, firma elettronica, conservazione digitale a norma e fatturazione elettronica sono le fondamenta tecnologiche e organizzative su cui si costruisce una filiera capace di produrre evidenze digitali verificabili — e su queste fondamenta stiamo preparando oggi le esigenze della filiera di domani, con una visione che guarda anche all’evoluzione dei Trust Services e al percorso verso il mondo QTSP.
Il nostro obiettivo è supportare aziende, operatori logistici e attori del commercio internazionale nell’integrazione del Digital Product Passport nei propri processi, partendo da ciò che conta davvero: la qualità, l’integrità e la verificabilità dei dati.
Perché il momento di prepararsi al Digital Product Passport non è quando diventerà obbligatorio. È adesso: costruire fiducia digitale richiede tempo.
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